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Giulio Cesare e la sua tavola


Generale e uomo politico romano, nato da famiglia nobile appartenente alla gens Giulia, fu una delle figure più leggendarie e controverse del mondo antico; gettò le basi del futuro sistema imperiale romano alla fine della repubblica.
Svetonio così racconta di Cesare:
"Si dice che fosse, alto, ben proporzionato e di colorito chiaro. Aveva il viso troppo pieno e gli occhi neri e vivaci. Godeva di ottima salute, ma negli ultimi tempi soffriva di svenimenti e di incubi notturni: due volte, mentre svolgeva la sua attività, fu anche colto da attacchi epilettici ".
Cesare Caio Giulio sembra che usasse temperanza nel consumo del cibo, ma già al suo tempo a Roma era stato realizzato il primo mercato di specialità gastronomiche.
I nobili romani, amanti della vita gaudente, attribuivano al piacere della tavola una dei massimi valori, e credevano che i propri gusti fossero i soli da ritenersi “civili”. A questo proposito vogliamo raccontare un episodio su Giulio Cesare. Il fatto, riportato da Plutarco, sarebbe avvenuto mentre era governatore della Cisalpina dal 59 al 55 a.C.
Una sera Cesare andò assieme ai più stretti collaboratori ospite nella domus milanese del ricco ed influente Valerio Leone. Tra le portate venne servita una magnifica preparazione di asparagi conditi con il burro. Ai generali la pietanza non piacque affatto (abituati all’olio d’oliva e non al burro, usato a Roma come unguento), così la indicarono come cibo “barbaro” non adatto al loro palato.
Di fronte all’imbarazzante situazione Cesare, da uomo intelligente ed avveduto,  placò gli animi con la frase:
“de gustibus non disputandum est” (non si può discutere sui gusti personali).
In poche parole aveva fatto capire ai suoi ufficiali, che non si obbietta quando si viene ospitati da qualcuno.

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