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Storia milidi siciliani


Testo di Gaetano G. Cosentini PROVVEDITORE AIGS Laboratorio di studi e ricerche sull'Alimentazione della Magna Grecia. Antichista e filologo classico, già docente ordinario nei Licei classici di greco e latino. Autore di testi e ricerche sull'alimentazione nel mondo antico. Studioso sui cibi del simposio antico in correlazione con le tradizioni e la cucina siciliana.

 

La tradizione della panificazione nella Sicilia antica comprende un prodotto ormai noto soltanto a pochi amanti della tradizione: i milidi.

Il termine deriva dal greco "mulos" che indica un segmento di pane a forma di filoncino, più o meno panciuto.

La prima  menzione si trova in Ateneo, Deipnosophistai, XIV,647 quando viene citato, a proposito di pani rituali a Siracusa durante le feste in onore di Demetra e Persefone:

"Eraclide di Siracusa nella sua opera "Sulle istituzioni" dice che a Siracusa nelle Panteleie delle Tesmoforie, vengono preparati pani con sesamo e miele come parti genitali di giovane donna, che son dette miulloi per tutta la Sicilia e vengono portate in giro in onore alle dee".

In Sicilia si definisce milu il tipo di pane che presenta nel pezzo intero tre tagli che, a cottura ultimata, daranno luogo a un pane con tre grosse anse. Oggi si confezionano dei semplici filoni di pasta di pane con olio e semi di anice, si piegano ad anse e si intaccano ad ogni piegatura, si fanno lievitare  e si infornano. A cottura ultimata si tagliano lungo le anse e si rinfornano.

Questo pane è molto digestivo, nutriente e toglie l'aerofagia, ed è a lunga consrvazione.

La forma è rimasta antica, come il dono alla dea Demetra offerto assieme a bamboline in argilla, il suo gusto è sempre accattivante.

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