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Storia e proprietà della melagrana


"Punica granatum", detta anche "Granata", pianta molto diffusa nel Mediterraneo e originaria di Persia e Afghanistan. Cibo della fertilità, dell'allegria, dell'amore. Il frutto dei “chicchi buoni”, come sono definiti nella Bibbia, mette d’accordo il mito con la religione, l’amor sacro con l’amor profano. 

Per i Greci l'albero del melograno nacque dal sangue di Bacco “scosso” dalla passione verso Venere; con i suoi rami le spose s’intrecciavano i capelli per auspicare la fecondità, e i pomi dal picciolo a forma di corona venivano considerati un regalo prezioso e un afrodisiaco grazie ai numerosi grani rossi contenuti.

In epoca cristiana la melagrana divenne l'allegoria della Chiesa gremita dai molti fedeli, e i pittori del Rinascimento ne disegnavano il frutto nella mano di Gesù bambino per alludere alla “nuova vita” donata all’umanità.

Come alimento già in epoca classica i chicchi erano tenuti in grande considerazione anche per le qualità terapeutiche di rinfrescante, diuretico e tonico; recenti studi hanno evidenziato che il succo apporta benefici cardiovascolari e astringenti.

I chicchi contengono infatti minerali (in particolare fosforo e potassio, ma anche magnesio, ferro e sodio), vitamina K, (importante per la coagulazione del sangue e la funzionalità di proteine importanti per la salute delle ossa) ma anche A e C, che insieme ai polifenoli fanno del frutto un ottimo antiossidante, capace di proteggere cuore e arterie e di prevenire i tumori. La melagrana è poi utile per rafforzare il sistema immunitario e per riequilibrare gli ormoni, soprattutto nel periodo della menopausa. Alcuni studi la ritengono una gastroprotettrice.

Morale della favola: mangiate la melagrana e non il melograno, che è solo l'albero! Preferitela cruda e in chicco (bene anche il succo, ma non va dimenticato che è privato delle fibre), usatela per guarnire i piatti e lanciatevi negli accostamenti più svariati.

La melagrana rientra nella categoria dei frutti commercialmente “minori”, forse anche perché non è facile da sbucciare: ricavarne i granelli è un'operazione che richiede pazienza.

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