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Storia e proprietÓ dei datteri


La palma da datteri ha origine africana e mediorientale. Il suo nome proviene dal greco "daktilos" (dito) per la forma che ricorda una falange. Considerata la prima pianta coltivata dall'umanità, inizia a fruttificare solo dopo l'ottavo anno di vita, raggiungendo la piena maturità a trenta. Fin dall'antichità si capì che era possibile fecondarla artificialmente, appendendo vicino ai fiori della pianta femminile le infiorescenze quasi mature asportate dalla pianta maschile.
Già nell'Egitto dinastico era un albero apprezzato per i suoi frutti molto energetici (70% zuccheri del peso, sali minerali e vitamine), mangiati freschi o secchi.
Presso i romani i datteri venivano anche utilizzati per aromatizzare il vino, per fare dolci, e per produrre con la loro fermentazione bevande alcoliche. A questa pianta i latini attribuivano valori simbolici di onore e vittoria, perché pur gravata dal peso consistente dei suoi frutti non si piegava, ma anzi cercava disperatamente di ergersi verso l'alto. In epoca imperiale si usava donare un ramo di palma ai grandi attori, auriga o gladiatori, e anche Cristo entrando a Gerusalemme per compiere il suo destino fu festeggiato con foglie di palma.
Un medico arabo dell'antichità attribuiva ai datteri la virtù di rendere agili e forti i popoli nomadi, che se ne nutrivano durante le traversate del deserto.
Nei ricettari medievali e rinascimentali era presente non soltanto quale frutto servito a fine pranzo, ma anche come ingrediente fondamentale di vivande complesse, quali torte e pasticci, spesso in unione con altri ingredienti salati.
Platina descriveva questi frutti come dolcissimi ma indigesti, raccomandando di consumarli prima del pasto dopo averli sbucciati e snocciolati, onde evitare di finire strangolati come i soldati di Alessandro Magno.
Dumas consigliava di mangiare i datteri maturi, altrimenti procuravano nausea e malattie alla pelle.
Le varietà di datteri sono molte, ma in base alla loro consistenza si possono ricondurre a tre tipi: molle, semimolle e secco.

I datteri possono essere consumati sia freschi che secchi. I datteri più salutari sono senza dubbio quelli freschi, dalla forma liscia e cilindrica, molto meno calorici rispetto a quelli secchi e più ricchi di vitamine; per questo motivo possono essere consumati tutto l’anno alla stessa tregua della frutta normale. I datteri secchi invece sono più scuri e dalla pelle raggrinzita e, siccome talvolta vengono ricoperti con lo zucchero, sono molto più calorici rispetto ai freschi. Si possono utilizzare neii dolci, nella preparazione del gelato e per accompagnare i formaggi, meglio se molto saporiti. Uniti al latte diventano un ottimo spuntino energetico, che piace anche ai bambini. Questi frutti sono ottimi se consumati con il tè alla cannella o con un bicchierino di rum.

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