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Corbezzolo il tricolore


Testo a cura di Giuliana Lomazzi

Giornalista specializzata in alimentazione e gastronomia.

Autrice di di varie pubblicazioni


In autunno i cespugli del sempreverde corbezzolo, carichi di bianchi fiori e di frutti rossi, spiccano nei boschi del centro-sud. Gli antichi lo associarono alla dea Carna, protettrice del benessere fisico: con un rametto di corbezzolo tra le mani, la dea scacciava gli spiriti maligni. Un corbezzolo compare anche nello stemma della città di Madrid, mentre nel Risorgimento la pianta dai tre colori – proprio come la bandiera del nascente stato italiano – divenne simbolo della lotta di indipendenza.
I romani consigliavano moderazione nel consumo delle corbezzole. Non a caso il nome latino della pianta è Arbutus unedo, da unum edo, ne mangio uno. In realtà questa cautela è anche eccessiva, ma è vero che ad alcuni individui basta una minima quantità per soffrire di gravi disturbi gastrointestinali ed ebbrezza (infatti a maturazione i frutti contengono una certa quantità d'alcol).

Le corbezzole, che ricordano un po' una fragola ma sono tondeggianti, sono piccole, con la buccia rugosa e la polpa morbida e giallognola, ricca di semini. Si raccolgono quando sono belle rosse e morbide al tatto. Hanno allora sapore dolce e acidulo e si prestano alla preparazione di marmellate e bevande, oltre che alla conservazione sotto spirito. In Sardegna, Corsica e Portogallo si usano per fare un liquore. Dalla Maremma grossetana, dalla Sardegna e dalla Corsica ci arriva anche un miele pregiato, ricavato dal nettare dei fiori di corbezzolo. Di odore penetrante, pungente e amaro, il miele ha sapore amarognolo, più o meno acido, colore ambrato se liquido e nocciola se cristallizzato. Si sposa con carni e formaggi; viene usato anche per la preparazione di infusi alcolici.

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