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Storia e qualità terapuetiche del miele


La medicina popolare ha sempre fatto ricorso alle virtù terapeutiche dei prodotti dell’alveare, ne la scienza moderna ha smentito le credenze tradizionali.
Oggi sappiamo per certo ciò che gli antichi conoscevano per intuizione, cioè che il miele ha benefici effetti sul metabolismo umano in qualsiasi stagione della vita, dall’infanzia alla vecchiaia.
Le api infondono nel miele le virtù medesime delle piante che bottinano, ed i grandi medici dell’antichità consideravano il miele una panacea di tutti i mali.
Ippocrate, oltre a consigliarlo per stimolare l'energia sessuale, sentenziava: “Lunga vita, salute robusta e lieta avrai dal miele”.
Disfane scrivava: “Quelli che in vecchiaia di pane e di miele si nutrono, lunghissimamente vivono perché il miele preserva e mantiene tutti i sentimenti sani e robusti”.
Anacreonte, il cantore delle gioie dell’amore e dei banchetti fra il VI e il V sec. a.C. attribuiva al miele il merito della propria creatività in età tardissima.
Plinio citava l’episodio dell’ultracentenario Romolo Pollione che alla domanda dell’imperatore Augusto sul segreto della sua longevità aveva risposto: “Adoperando melate bevande, ed olio esternamente”.
Miele, cera, propoli e pappa reale sono sempre stati usati anche in cosmetica, quali nutrienti, emollienti, protettivi e cicatrizzanti dell’epidermide.
Pare che le ricche matrone romane, per mantenere la pelle levigata, usassero palmarsi il corpo di miele prima di immergersi in bagni profumati.
Durante il Rinascimento anche donne come Caterina Sforza, ricorsero a preparazioni cosmetiche complicatissime nelle quali il miele era quasi sempre presente.
Dal “far nascere capelli o peli” al “far capelli biondi in poche volte”, dal conferire una carnagione più rosea al calmare le irritazioni della pelle.
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