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Storia uova ed eros


Le uova fin dall’antichità venivano considerate energizzanti e in grado di favorire le fatiche di Venere ed Eros.
Quelle di gallina, specialmente se montata dal gallo, erano ritenute le migliori per qualità nutrizionali, seguite dalle uova di starna e fagiano, mentre quelle di piccione si prescrivevano solo come medicina.
Diverse credenze attribuivano alle uova anche la facoltà di rendere i semi dei cereali più forti e fecondi. I contadini Etruschi tenevano in tasca delle uova nell'atto della semina, mentre i Romani le mangiavano durante l'aratura.
Il tuorlo avvolto dall'albume veniva interpretato come il sole avvolto dall'alone lunare, sintesi perfetta tra i principi maschile e femminile.
Ovidio raccomandava di prendere le uova a chi dovesse affrontare pesanti tenzoni erotici, ed era fondamentale era fossero fresche, perché si riteneva che quelle vecchie arrecassero danno all’organismo.
I Romani per avere un sicuro effetto afrodisiaco le mangiavano appena bollite, spolverizzate con pepe, sedano e pinoli immersi nel miele. Invece era consigliato di mangiare soprattutto il tuorlo per accrescere il seme e promuovere eccezionalmente il coito.
Enrico IV, re di Francia, noto per la sua solida reputazione amorosa, beveva ogni mattina rosso d’uovo diluito in un bicchiere di cognac, e proprio in quel periodo sembra che inizio a diffondersi la fama di ricostituente della bevanda detta zabaione. Un’interessante traccia scritta di questa l’offrì nel XVII sec. Nicolas Venette, professore di anatomia alla corte di Francia, nel Tableaux de l'Amour. Il dotto raccomandava a chi soffriva di spossatezza da eccessi amorosi di bere un preparato fatto con uova, zucchero, zafferano, cannella e vino.
In seguito l’uovo entrò come ricostituente di molte altre preparazioni. Nelle sue memorie Giacomo Casanova narra che affrontò una grande impresa amatoria con un’insalata di “chiari d’uova” condita d’olio e aceto.
La Fisiologia del Gusto di Brillat Savarin (XVIII sec.) classifica le uova come corroboranti. A questo proposito l’autore racconta di un viaggio con due dame, durante il quale preparò per sedare la fame una ricetta d’uovo al succo di coscia d’agnello allo spiedo. Secondo il gastronomo, il piatto risultò un manicaretto divino che diede a lui e alla compagne energia per le ulteriori fatiche del viaggio e del talamo.
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