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Storia dolce cutumedi


Testo di Gaetano G. Cosentini PROVVEDITORE AIGS Laboratorio di studi e ricerche sull'Alimentazione della Magna Grecia. Antichista e filologo classico, già docente ordinario nei Licei classici di greco e latino. Autore di testi e ricerche sull'alimentazione nel mondo antico. Studioso sui cibi del simposio antico in correlazione con le tradizioni e la cucina siciliana.

 

Nell'areale dei Monti Iblei, nella Sicilia del Sud-Est, la tradizione lattiero-casearie affonda le sue origini nella note dei tempi - nel mondo greco - qui ancora permane uno strano ma semplice dolce a base di ricotta detto appunto "cutumedi" dal greco "cutmìs, idos" che significa leccornia.

La ricetta si realizza impastando in una terrina ricotta, farina ed un uovo intero, quindi si creano delle palline morbide da friggere poi in un padellino con strutto o con olio e quindi cospargerle con miele di timo.

Nel mondo latino Catone nel "De  Agri Cultura",88, così ha scritto:

"Così farai i dolci a pallottoline: mescolerai formaggio con spelta, indi ne farai quanti te ne serviranno.

Metti del grasso in una pentola di rame calda. Cuocile ad uno ad uno o a due alla volta e versali continuamente con due spatole, toglili dopo cotti, spalmali col miele, pesta del papavero  e poi servili."

Nei tempi moderni il dolce ,oltre che col miele di timo, si serve con cioccolata fondente a scaglie, vaniglia e cannella, creando una "nuance" sicuramente più profumata  e di gusto esotico, che sa esaltare il gusto della ricotta, il più morbido dei formaggi.

Ai siciliani, come me, piacciono entrambe le versioni.

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