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Torciglione umbro


E' un dolce che affonderebbe le radici nel mondo pagano. Il serpentone umbro, meglio conosciuto con il nome di torciglione, identificherebbe la capacità di rigenerarsi della natura. La sua forma attorcigliata richiama la ciclicità dell’anno che muore e rinasce. Sembra che le antiche popolazioni della zona del Trasimeno, in occasione del solstizio d’inverno, avessero l’abitudine di fare un pandolce votivo simile con pinoli e miele. 

Il nome "torciglione" sarebbe d'origine medievale, parrebbe infatti che la preparazione nacque col termine di "anguilla del lago" per mano delle monache di isola Maggiore del Trasimeno. Gli anziani raccontano una storiella secondo la quale il dolce venne creato in occasione della visita di alti prelati del papa che giunti di venerdi, dopo diversi giorni di gelata, avrebbero dovuto mangiare di magro. Non avendo a disposizione nessun pesce, la monaca cuciniera improvvisò una ricetta che aveva la forma di anguilla con alcuni ingredienti presenti in dispensa. Fu sempre nel Medioevo che il torciglione avrebbe identificato il serpente dell'Apocalisse, che una volta tagliato e mangiato sarebbe stato sconfitto.

Ancora oggi il valore simbolico del dolce è accentuato dalla presenza di una guarnizione di pinoli o mandorle applicata nella parte superiore (simulano le squame), e da due ciliegine candite messe nella punta (rappresentano gli occhi infuocati del tentatore).

 

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