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Ippocrasso (vermuth) vino aromatizzato


Il vino è sempre stato utilizzato come veicolo dei principi attivi medicinali ed i vini medicamentosi erano una delle forme galeniche più prescritte. Numerosi autori attribuiscono l’invenzione del vermuth a Ippocrate, il grande medico greco (460 a.C.). Fu lui a lasciar macerare nel vino greco, forte e ricco di zuccheri, i fiori del dittamo e dell’artemisia. Ne ottenne una bevanda digestiva e stimolante che fino al Medioevo veniva chiamata “vino ippocratico”, “ippocrasso”, “vino allo assenzio” o più semplicemente vino d’erbe.
È assai probabile che questa bevanda tonificante, sia stata copiata dai Romani che la perfezionarono arricchendola delle foglie aromatiche di timo, rosmarino e mirto. Plinio parla spesso dei vini stomachici, cioè dotati di proprietà favorevoli all’attività dello stomaco. Discoride, medico greco contemporaneo di Nerone, non solo descrive le proprietà di seicentosessanta piante, ma raccomanda il vino di mirto per “migliorare il carattere delle donne”.
Durante il Medioevo la preparazione del “vino ippocratico” risentì favorevolmente dei profumi e dei sapori delle nuove
spezie portate dai Veneziani. All’assenzio si mescolarono allora cardamomo, cannella, chiodi di garofano, mirra o rabarbaro. A quell’epoca Torino, Firenze e Venezia divennero tre centri importanti per la preparazione dei liquori e dei vini ippocratici, ma fu Torino che poi si affermò come la città più famosa a livello mondiale per l’elaborazione di queste bevande.
Si racconta che un certo Alessio, piemontese vissuto nella prima metà del ‘700, fosse un abile preparatore di vini ippocratici che veniva chiamato alle corti di Baviera e di Parigi.
Ma perché il vermouth, prodotto tipicamente italiano ha un nome straniero? Due le probabili tesi.
La prima sostiene che il termine derivi dall’erba aromatica più importante nella sua preparazione: l’artemisia, chiamata in tedesco “wermut”.
L’altra si lega a Luigi XIV, che aveva l’abitudine di sorseggiare un rosolio (Ros-Solis), preparato appositamente da un confettiere piemontese. La bevanda diventata di moda fra gli ufficiali dell’esercito reale, durante gli spostamenti in Germania, nel linguaggio militare cambiò il suo nome in “Vermuth” da “Wehr”(armata) e “Mut”(coraggio).
Oggi il vermuth è costituito per non meno del 75% in volume da vino e da una miscela di 40 differenti specie di erbe o spezie.
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