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La birra nell'antichità


Sorge spontanea la domanda: quando nasce la birra ? dove compare per la prima volta quella che a tutt’oggi è la più amata ed apprezzata tra le bevande alcoliche? Non si può rispondere con certezza né al dove né al quando ma con una certa sicurezza si può ipotizzare che la birra sia stata scoperta per caso molto indietro nel tempo e più esattamente nel periodo in cui l’uomo passò dalla società di cacciatori e raccoglitori a quella di  agricoltori stanziali. 

È stato scritto che: “Fermentazione e civilizzazione sono inseparabili “ vediamo insieme il perché. 

Quando l’uomo iniziò a lavorare la terra cominciò a conoscere e a raccogliere i cereali che non potevano essere consumati appena raccolti ma andavano tritati, pestati e immersi nell’acqua creando zuppe nutrienti, oppure potevano essere utilizzati per la manifattura del pane. 

Oltre ai loro svariati utilizzi la grande comodità dei cereali è la possibilità di poterli conservare per mesi e addirittura anni in modo da sventare lo spettro della fame durante i periodi di carestia. L’unico problema era che per poterli conservare bisognava preparare un luogo perfettamente asciutto e riparato.   

Era però difficile creare un luogo del tutto impermeabile per la loro conservazione, e dell’acqua occasionalmente filtrò all’interno dei depositi inzuppando i cereali.

Gli antichi agricoltori si accorsero presto che quella “pappa“ di cereali inzuppati nell’acqua aveva acquisito un sapore dolcissimo (poiché il grano umido produce gli enzimi dell’amilasi, che convertono il grano in maltosio o malto) e se non veniva consumata subito diventava leggermente effervescente e piacevolmente inebriante. Che cosa era accaduto ? semplice: gli zuccheri presenti nei cereali inzuppati fermentando si erano trasformati in alcol, la “pappa ” in sostanza, aveva subito quella favolosa metamorfosi che l’aveva trasformata in birra! 

Vino d’orzo 

Parleremo di birra solo per quanto riguarda la Mesopotamia e l’Egitto antico, visto che Greci e Romani  preferivano di gran lunga il vino.

In Grecia addirittura chi beveva birra era considerato una femmina mancata, Eschilo nella tragedia Le  supplici fa dire al suo personaggio : “ In quella terra (la Grecia) troverete uomini sul serio e non gente che beve vino fatto con l’orzo“. Al contrario in Mesopotamia ed Egitto la birra era la bevanda alcolica preferita da tutti i ceti sociali poiché essendo confezionata con l’orzo e il farro, che in questi luoghi crescono in abbondanza, il suo costo non era proibitivo come quello del vino. La birra veniva prodotta in svariate qualità, a seconda del tipo di orzo utilizzato ( bianco, rosso, bruno) oppure dalla miscela di questi cereali. Si potevano inoltre aggiungere ingredienti come miele, spezie, bacche e altri aromi che davano luogo a birre diversamente colorate e di sapori differenti.  

Tra i consigli di saggezza dell’antica Mesopotamia c’e n’era uno che diceva: "Mangia pane, bevi birra, prendi il divertimento!"   oppure  "Chi non conosce la birra non sa cosa sia buono" 

La birra, insomma era l’elemento indispensabile che marcava la differenza tra bere per vivere e bere per divertirsi e stare in compagnia.

Quando si voleva fare festa, non si beveva acqua ma il tutto veniva annaffiato con abbondante birra, come si evince chiaramente da un’ antica novella mesopotamica chiamata “ Il pover uomo di Nippur “, in cui si narra la vicenda di un uomo poverissimo che, probabilmente vendendo i suoi vestiti, riesce ad acquistare una vecchia capra da mangiare e pur essendo felicissimo esclama  queste parole :  

“ ti pare che macelli una capra a casa mia ? tutt’altro! Non sarò io a mangiarla! Non ho nemmeno la birra. ”

La cannuccia misteriosa…

In Mesopotamia, un particolare curioso caratterizza le rappresentazioni di persone intente a bere la birra, l’utilizzo di una lunga cannuccia.

La scena tipica è questa: due personaggi seduti comodamente uno di fronte all’altro bevono, attraverso una cannuccia, la birra contenuta in un vaso posto su un basso tavolino in mezzo a loro. 

Questo tipo di cannuccia, diversa dalla nostra, aveva l’estremità inferiore caratterizzata da una serie di forellini che servivano a filtrare la birra prima di berla poiché all’interno del liquido potevano rimanere scorze di orzo che era pericoloso ingerire. È anche vero però che questo modo di berla faceva forse parte di un cerimoniale di condivisione delle bevande legato all’ospitalità e all’amicizia. In fondo bere insieme è sempre stato condividere un momento di pace e tranquillità con amici veri. Il nostro brindisi, che simbolicamente unisce i bicchieri in un unico vaso, è sempre un rituale, antichissimo, di condividere bevanda e amicizia. La birra è una bevanda sociale.

E proprio alla birra, bevanda sociale, è dedicato l’unico “canto conviviale “ che conosciamo dell’antica Mesopotamia che fu probabilmente composto in occasione dell’inaugurazione di una taverna:

“ Farò venire  birrai e coppieri

Per  servirci a turno fiumi di birra! Che piacere ! Che delizia !

Aspirarla beatamente,

Versare in allegria questo nobile liquido ,

Col  cuore in festa e l’animo radioso ! “

Per far la birra… ci vuole il pane !

La birra della Mesopotamia era considerata dai greci leggermente acidula mentre quella egiziana, come ci informa Diodoro Siculo, possedeva un aroma e una dolcezza che la rendevano di “ poco inferiore al vino “.

Come i loro vicini Mesopotamici, gli Egizi bevevano fiumi di birra e possiamo ricavare qualche dato sulla sua preparazione dalle raffigurazioni che decorano le pareti delle loro tombe così come dalle svariate statuette in pietra o legno che rappresentano persone intente a prepararla.

Portando con se nella tomba queste immagini e queste statuette il morto aveva la certezza che, per forza di magia, il prezioso liquido inebriante non gli sarebbe mai mancato nel mondo dei morti.

Unendo i dati derivati dalle rappresentazioni funerarie e quelli ricavati da un testo che ci ha lasciato  Zosimo, un egiziano vissuto nel IV secolo a.C., possiamo ipotizzare con una certa precisione le varie fasi necessarie per la preparazione della birra.

Per prima cosa si sceglieva la migliore qualità di chicchi d’orzo ( o più raramente farro ) li si inumidiva continuamente, finché iniziavano a germogliare dopo di ché si mettevano ad asciugare al sole. Poi, quando erano ben secchi, venivano macinati e con la farina così ottenuta, si formavano i cosiddetti “ pani da birra “ .

Dopo averli fatti lievitare li si poneva in forno a cuocere solo per poco tempo così da lasciare l’interno di questi pani crudo per favorire la successiva fermentazione. Quindi si sbriciolavano in acqua lasciando fermentare il mosto così ottenuto fino a che non raggiungesse una certa gradazione alcolica ( è stato ipotizzato che venisse aggiunto succo di dattero, ricco di zucchero per aiutare la fermentazione e alzare quindi il tasso alcolico). Il liquido così ottenuto andava filtrato attraverso un setaccio e riposto all’interno di un grande vaso. L’ultima fase della lavorazione consisteva nel riporre il liquido in piccole giare sigillate con tappi di terracotta.

Il metodo sopra descritto è ancora in uso in Sudan dove questa bevanda viene chiamata buzah, così come in Etiopia dove la chiamano suua. 

Birra per i vivi e per i morti 

Non c’è offerta funeraria in Egitto in cui la birra non venga menzionata e leggendo i geroglifici delle iscrizioni funerarie ci si imbatte sempre in alcuni segni che significano “ un’offerta funeraria di pane e birra “.  Effettivamente, all’interno delle tombe sono stati ritrovate innumerevoli forme di pane e tante giare che contenevano birra, e pur non essendo le uniche offerte funerarie sembra che per calmare la fame e la sete del morto nell’aldilà fossero ritenuti indispensabili! 

Pane e birra sono quasi la stessa cosa: stessi ingredienti, stesse tecniche di fabbricazione (almeno fino ad un certo punto), tanto che la birra è stata definita e a ragione “ pane liquido “.

A questo “ pane liquido “ gli antichi egiziani hanno dato tanti bei nomi gioiosi come questi : “ l’apportatore di abbondanza ” , “ l’apportatore di gioia “ , “ il celestiale “  oppure “il buono e il bello “ 

Rimproveri ad uno scolaro dissoluto 

Certo la birra da gioia ed è buona ma non bisogna abusarne per evitare conseguenze spiacevoli. In tutti i tempi e sotto tutte le latitudini i giovani sono quelli che più degli altri godono nel bere bevande inebrianti e che si lasciano spesso andare a bevute esagerate e non mancano mai i moralisti che puntano il dito contro di loro.

Anche in Egitto accadeva la stessa cosa, leggete cosa rimproverava un maestro al proprio scolaro :

 “Mi hanno detto che hai abbandonato la scrittura e che vai in giro tra i bagordi. Vai di strada in strada e l’odore della birra ti accompagna ovunque. La birra fa cessare di essere un uomo! Hai dato al disordine la tua anima: sei come un remo curvato in una barca, che non obbedisce da nessuna parte, sei come una cappella vuota del suo dio, come una casa priva di pane. (…)” 

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